Produzione Pellet Pellettatrici
Pellettatrici

Si tratta di macchine progettate per produrre piccoli cilindretti di materiale compresso chiamati 'pellet'.

Sono generalmente composte da un sistema di iniezione del materiale da comprimere e da un gruppo pressa.

Nel gruppo pressa viene immesso con dosaggio opportuno il materiale raffinato che, sotto l'azione esercitata dai 'rulli pressori' verso la 'trafila' (o 'matrice'), ne viene estruso e successivamente 'tagliato' nella giusta misura da opportuni 'coltelli'. Esistono vari tipi di presse: a trafila anulare o piana, fissa o girevole, a 2 o piu' rulli pressori, con gruppo rulli fisso o rotante, ivi comprese combinazioni dei precedenti. Si possono produrre pellet a sezione circolare con diametro da 6-8-10 mm.

Dettaglio trafila Inoltre, il meccanismo di trascinamento dei rulli e/o della trafila puo' essere di natura meccanica (accoppiamento di motore elettrico/riduttore ad ingranaggi)oppure idraulica (motore idraulico che viene attivato da un fluido, tipicamente olio idraulico) mentre il meccanismo di iniezione puo' essere costituito da una coclea o altro dispositivo di trascinamento/spinta del materiale da comprimere.

E' possibile produrre pellet a partire da particelle di materiali piu' disparati: l'esempio classico e' la segatura di legno (pellet ad uso combustione), ma non dimentichiamoci dei mangimi (fra i primi prodotti ad essere pellettizzati), plastiche, polveri metalliche (es bronzo e alluminio), rifiuti, etc. Ogni materiale presenta caratteristiche e destinazione d'uso diversi: devono quindi essere adottate soluzioni specifiche per realizzarne la 'cubettatura' (altro termine sinonimo di 'pellettizzazione') che vanno dall'estrusione del materiale tal quale, al trattamento con vapore, all'essicazione/umidificazione, al riscaldamento/raffreddamento della trafila, all'aggiunta di leganti/disgreganti. Oltre alle modalita' appena citate, di fondamentale importanza e' il grado di compressione della trafila, ovvero, quanto e' lungo il cammino che la segatura deve percorrere prima di venire estrusa (sotto forma di pellet): per il legno, percorsi brevi per materiali ad alta densita' (es. segatura di faggio, rovere, etc), percorsi piu' lunghi per materiali meno compatti e/o ricchi di agenti idratanti/lubrificanti (es. segatura di pino vs resine).

Da notare che, a parita' di potenza impegnata dalla 'cubettatrice', si avranno produzioni orarie anche sensibilmente diverse per materiali della stessa natura (es. segatura) ma con caratteristiche chimico-fisiche differenti (in termini di umidita', peso specifico, presenza di resine, etc).

Le pellettatrici costituiscono il vero cuore dei grandi impianti di produzione del pellet: le altre componenti sono infatti al servizio della pressa, la devono alimentare con continuita' ed asportare altrettanto efficacemente il pellet appena prodotto inviandolo al raffreddamento/confezionamento. Si tratta di impianti che producono quantita' 'importanti', anche di svariate ton/ora, con grande impegno di energia elettrica e termica (se dotati di essicatoio) nonche' di risorse economiche. Viceversa, per quantita' piu' modeste, e' possibile oggi disporre di presse arricchite con altre componenti che le rendono utilizzabili in modalita' 'stand-alone' (isolata), eventualmente integrate con silo gia' esistenti per un'alimentazione automatica.

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